Elizabeth Zimmermann · Maglia Tradizionale

Elizabeth Zimmermann e il maglione norvegese

 

Avendo letto di questo suo primo modello, era naturale che cercassi di procurarmi una copia della rivista! Non ci sono riuscita… ma… girando in rete ho saputo che la Seattle Public Library (Seattle, Washington, USA) ha una copia della rivista nella loro collezione.

Qui una piccola parentesi: ho sempre avuto un rispetto grandissimo per i bibliotecari. Sin da piccola sono stata frequentatrice assidua delle biblioteche pubbliche. L’estate tra la seconda e la terza elementare, mia madre ha deciso che ero grande abbastanza da prendere la mia bicicletta il sabato pomeriggio e andare biblioteca – da sola! Sono stati i pomeriggi più belli della mia infanzia. Avrò fatto impazzire le signore bibliotecarie alla Florissant Public Library, ma mi hanno sempre aiutato con tanta pazienza a trovare i libri che cercavo.

Finita la parentesi: chiaramente, non ho avuto remore a scrivere alla Biblioteca per chiedere se gentilmente mi potessero far avere una copia dell’articolo. Desiderio che fu subito esaudito, con l’arrivo dell’articolo. La lettura era affascinante. EZ, nel suo stile inimitabile, ha raccontato il suo rapporto conflittuale con i maglioni “norvegesi”.

Titolo dell’articolo: Norwegian Sweaters – the easy way. By Elizabeth Zimmermann.

Ecco l’incipit:

“Per tutta la mia vita, mi ero determinata di non fare – in nessuna forma o sembianza – un maglione da sci norvegese e avevo, secondo me, quattro motivi eccellenti per non farlo: uno – odio lavorare a rovescio; due – odio torcere i filati insieme con ogni cambio di colore; tre – odio chart complicate e il dover tradurre in colori, punti, asterischi e scarabocchi vari; quattro – il peggiore tra tutti, odio il processo interminabile di lasciare un colore per prenderne un altro ogni volta che il modello me lo comanda – a volte ogni seconda maglia. Ma i miei figli erano ugualmente determinati ad avere un maglione da sci! Quindi mi sono scervellata e ho battuto tutti e quattro le difficoltà, sviluppando un capo norvegese che è diventato l’invidia di tutti i compagni della prima media di mia figlia; e ora produco tali maglioni in ogni taglia per i miei figli in crescita.”.

 

A questo punto, EZ spiega punto per punto come ha risolto i quattro dubbi che la fermavano davanti al maglione norvegese perché, anche se lei non voleva fare quei maglioni, i suoi figli li volevano portare a tutti costi!

 

  • Primo punto: come evitare di dover lavorare a rovescio? Lavorare in tondo usando dei ferri circolari – uno più lungo per il corpo e uno più corto per le maniche – per creare un tubo che diventerà il corpo del maglione. E qui spende qualche parola anche sullo “steeking” ossia, tagliare il tubo che hai lavorato per inserire le maniche.
  • Secondo punto: come evitare di dover torcere insieme i filati quando si cambia colore nel motivo a due o più colori? Scegliere motivi che non usano più di cinque maglie consecutive in un colore, così i segmenti di filato portato sul dietro del lavoro saranno più corti, così evitando che le dita vengono intrappolate tra i fili indossando il maglione . Dice che un vantaggio collaterale è un tessuto “doppio” e quindi più caldo.
  • Terzo punto: come eliminare grafici complicati che ci costringono a cambiare filato troppo spesso? Alternare delle fasce di motivi alti lavorati su 8 o 9 giri con motivi meno alti lavorati su tre giri. Suggerisce di recitare delle “filastrocche” che inventi per ricordare l’ordine dei colori nei motivi. Per esempio: 3 maglie chiare, 3 scure, 3 chiare, SCURA; 3 maglie chiare, 3 scure, 3 chiare, SCURA oppure CHIARA 1, 2, 3, 4, 5 – scura, scura, chiara, scura, scura; CHIARA 1, 2, 3, 4, 5 – scura, scura, chiara, scura, scura,
  • Quarto punto: come evitare di dover costantemente lasciare un colore per riprendere l’altro? Qui ci spiega che ci sono due modi per lavorare a maglia: il cosiddetto metodo Inglese e quello Continentale. Ci ammonisce a imparare a lavorare in entrambi i modi, così possiamo tenere in una mano un colore e nell’altro l’altro colore… senza dover lasciare e prendere i filati, ma solo “gettare” un colore con la destra o “pick” un colore con la sinistra.

 

 

Se mi conoscete anche un po’ da quel che scrivo, sapete che sono molto curiosa! E quindi ho cercato questo maglione tra i modelli di EZ. Le mie fatiche non erano in vano!

 

Tra gli Spun Out nella mia collezione EZ, ho trovato il #44, una ristampa del *Wool-Gathering #59, pubblicato nel 1998 per celebrare il 40° anniversario dell’attività di vendita per corrispondenza che poi è diventato Schoolhouse Press.  Nella newsleanniversarytter, Meg parla del maglione del 1958 e com’è tornato alla luce durante una visita l’anno primo. Vedendo quel vecchio maglione, si è ricordato di averne fatto uno per il figlio, Cully, nel 1989 e che era ora di fargli un altro.  Detto, fatto! Nel 1998 illustra il Norwegian Pullover à la Meg (una mia licenza poetica!). 

a destra: Wool Gathering 59 anniversary issue

 

Spero di non avervi tediato troppo, anzi – spero di aver stuzzicato la vostra curiosità e che andrete in cerca del filato perfetto nei colori perfetti per fare un Norwegian Sweater usando il metodo che più ti piace… perché la Grande Dame della maglia ti direbbe che non esiste un modo corretto or scorretto per lavorare a maglia!

“There is no right way to knit; there is no wrong way to knit. So if anybody kindly tells you that what you are doing is wrong, don’t take umbrage; they mean well. Smile submissively, and listen, keeping your disagreement on an entirely mental level. They may be right, in this particular case, and even if not, they may drop off pieces of information which will come in very handy if you file them away carefully in your brain for future reference.” Elizabeth Zimmermann in Knitting without Tears, p. 52

Non c’è un modo corretto di lavorare a maglia; non c’è un modo scorretto di lavorare a maglia. Quindi se qualcuno ti dice – gentilmente – che lo stai facendo in modo sbagliato, non ti offendere; le loro intenzioni sono buone. Sorridi, con rassegnazione, e ascolta, tenendo per te il tuo disaccordo. Potrebbero avere ragione, in questo caso particolare, e anche se non fosse vero, potrebbero fornirti con dei trucchetti che ti torneranno utili, quindi archiviarli mentalmente per un uso futuro.”.

DLM – 2 aprile 2016

*Disponibile come Norwegian Snow Flurry SPP72 sul sito della Schoolhouse Press

Maglia Tradizionale

Bohus Stickning

Parliamo spesso dei tecniche di maglia tradizionali, sviluppati nel corso di molti anni e passati da generazione in generazione. Alcuni esempi sono i maglioni Fair Isle delle isole Shetland, i Gansey dei pescatori inglesi, i maglioni Aran delle isole Aran a largo della costa ovest dell’Irlanda, i maglioni Salish o Cowichan della provincia canadese della Colombia Britannica, e tanti altri.

Invece oggi voglio parlarvi di un’altra tecnica di maglia che non si è sviluppato nel corso dei secoli e passato da generazione in generazione secondo tradizioni centenari. Questa tecnica di maglia è stato pensato e sviluppato nel giro di pochi anni per motivi puramente economici. Negli anni quaranta, cinquanta e sessanta del secolo scorso i capi lavorati secondo le canone di questo tipo di lavorazione sono stati disegnati da alcune delle stilisti e artisti svedese più importanti e erano alla portata di pochi: il Bohus Stickning

Il periodo della maglia Bohus nella Svezia del XX secolo è stato glorioso ma – purtroppo – brevissimo.
Negli anni venti e trenta del secolo scorso il lavoro scarseggiava per gli scalpellini del Bohuslän; inoltre il tasso di disoccupazione era molto alto con una ricaduta negativa sui redditi delle famiglie. Nel 1937 le mogli degli scalpellini disoccupati del Bohuslän contattarono la Signora Emma Jacobsson – talentuosa consorte dell’allora governatore del Bohuslän – chiedendole se potesse intervenire in qualche modo per aiutare le loro famiglie. La Signora Jacobsson si rese subito disponibile: pensò che l’idea giusta fosse quella di individuare un lavoro artigianale che non richiedesse attrezzature specifiche e che fosse attuabile dalla maggior parte delle donne della provincia senza una particolare formazione tecnica. Si decise quindi di creare capi lavorati a mano con l’utilizzo dei ferri. La Bohus Stickning venne ufficialmente fondata il 12 settembre 1939 da Emma Jacobsson, che ne rimase leader, nonché forza trainante, per i trent’anni di vita della cooperativa. La Bohus Stickning distribuiva ai membri lana e modelli per fare muffole, calzini, cappelli e – in seguito – anche maglie, che le donne vendevano grazie ai loro contatti nella comunità.
Siccome nel Bohuslän non esisteva una tradizione locale relativa alla lavorazione a maglia, la cooperativa decise di arruolare artisti locali per produrre nuovi design. Durante gli anni ‘40 si distinse lo stile chiamato “Bohus Stickning”, caratterizzato da motivi multi-colore lavorati con filati leggeri in pura lana o costituiti da una miscela di angora e lana, realizzati con una combinazione distinta di maglie al dritto e a rovescio.
Oltre alla Jacobsson (vera e propria artista, laureata in Storia dell’Arte) la rosa dei designer del Bohus Stickning contava Vera Bjurström, Anna-Lisa Mannheimer Lunn, Annika Malströ-Bladini, Kertin Olson e Karin Ivarsson. Altri nomi di spicco erano Mona Reuterberg, Margareta Nordlund, Ulla Eson Bodin e Erna Gislev che partecipavano attivamente al lavoro artistico della cooperativa. Göta Trägårdh, nei panni di consulente di moda, aiutò a promuovere il profilo artistico della cooperativa. Il marchio “Bohus Stickning” è diventato sinonimo di alta moda svedese. Fra i clienti del “Bohus Stickning” c’erano anche nomi importanti: Helena Rubinstein, Juliette Gréco, Ingrid Bergman, Eartha Kitt, Grace Kelly, e Barbro Alving.
Durante la sua attività, la cooperativa Bohus Stickning è riuscita a dar vita ad una nuova arte, fortemente legata al territorio e alla sua comunità. Le maglie e gli accessori Bohus erano di una morbidezza unica e di una bellezza inimitabile. Meritatamente costosi e molto ricercati, ottennero una grande fama internazionale.

Il primo libro di maglia a citare il Bohus Stickning e’ stato l’ Odhams Encyclopedia of Knitting di James Norbury e Margaret Agutter pubblicato in Inghilterra tra il 1940 e il 1950. Oggi è fuori stampa. Sfortunatamente una disinformazione contenuta in questo libro ha ‘macchiato’ tutta la letteratura sul Bohus Stickning, fino al libro Poems of Color di Wendy Keele, pubblicato nel 1995.
Il Norbury aveva scritto:

“On the outskirts of Gotenburg is the Bohus country where peasant knitters have developed a type of color knitting peculiar to the small area they inhabit. In this type of knitting embossed effects are obtained by working some of the stitches in reverse stocking stitch on a stocking stitch background. Another element in Bohus designs is their clever use of slip stitches to build up multi-colour effects in the finished fabrics.”

(“Nei dintorni di Gotenburg, troviamo Bohus län dove le knitter campagnole hanno sviluppato un tipo di lavorazione a maglia a colori peculiare alla piccola zona dove vivono. Con questa metodo, per ottenere un effetto “goffrato”, alcune delle maglie sono lavorate a rovescio su un fondo di maglia rasata. Un altro elemento nei disegni Bohus è l’uso ingegnoso di maglie passate per creare degli effetti multi-colori nei tessuti finiti.”

In verità, si è poi scoperto con le ricerche della Keele, che la tecnica Bohus Stickning non usa affatto la tecnica della maglia passata. Inoltre, si era pensato che più di due colori non venivano mai usato in contemporanee. Invece, in alcuni modelli, fino a 15 colori vengono utilizzati nello stesso ferro/giro per creare gli effetti multi-colori.
Queste informazioni sono alla base dei commenti di Elizabeth Zimmermann su questo stile quasi sconosciuto di lavorazione a maglia, utilizzati per introdurre il Bohus Stickning ai knitter americani nel 1983. Non solo Elizabeth Zimmermann è stata tratta in inganno, anche Margaret Bruzelius, la quale ha riportato questo errore nel suo articolo del 1986 per Thread Magazine.
Ma poi alla fine degli anni ’80 Wendy Keele ha iniziato la sua ricerca sul Bohus Stickning. La figlia della Jacobssen ha concesso l’accesso diretto al materiale custodito sotto “chiave” secondo gli ultimi desideri della Jacobssen. Emma Jacobssen ha protetto gelosamente i modelli Bohus e ha stipulato che i modelli non potessero essere riprodotti fino a 50 anni dopo la sua morte, e quindi fino al 2027! Ingrid Mesterston (figlia di Emma) ha autorizzato la Keele a pubblicare alcuni dei modelli Bohus.. quindi grazie a lei, finalmente tutti i segreti del Bohus Stickning, sono stati rivelati!

Nota: Questo articolo è la proprietà intellettuale di Donna L. Mansi.
Le traduzioni dall’inglese hanno il solo scopo di rendere più comprensibile il testo. Non possono essere né citate né pubblicate.
Link https://en.wikipedia.org/wiki/Bohus_Stickning