Elizabeth Zimmermann · Maglia Tradizionale

Elizabeth Zimmermann e il maglione norvegese

 

1955 png
Woman’s Day, January 1955, pp. 42-43

Elizabeth Zimmermann è esordita nel 1955 con la prima pubblicazione di un suo modello su “Woman’s Day”, una rivista femminile statunitense.

 

Avendo letto di questo suo primo modello, era naturale che cercassi di procurarmi una copia della rivista! Non ci sono riuscita… ma… girando in rete ho saputo che la Seattle Public Library (Seattle, Washington, USA) ha una copia della rivista nella loro collezione.

Qui una piccola parentesi: ho sempre avuto un rispetto grandissimo per i bibliotecari. Sin da piccola sono stata frequentatrice assidua delle biblioteche pubbliche. L’estate tra la seconda e la terza elementare, mia madre ha deciso che ero grande abbastanza da prendere la mia bicicletta il sabato pomeriggio e andare biblioteca – da sola! Sono stati i pomeriggi più belli della mia infanzia. Avrò fatto impazzire le signore bibliotecarie alla Florissant Public Library, ma mi hanno sempre aiutato con tanta pazienza a trovare i libri che cercavo.

Finita la parentesi: chiaramente, non ho avuto remore a scrivere alla Biblioteca per chiedere se gentilmente mi potessero far avere una copia dell’articolo. Desiderio che fu subito esaudito, con l’arrivo dell’articolo. La lettura era affascinante. EZ, nel suo stile inimitabile, ha raccontato il suo rapporto conflittuale con i maglioni “norvegesi”.

Titolo dell’articolo: Norwegian Sweaters – the easy way. By Elizabeth Zimmermann.

Ecco l’incipit:

“I had, all my life, determinedly set my face against making any form of Norwegian Ski Sweater for what I consider four excellent reasons: one – I hate purling back; two – I hate twisting yarns at each color change; three – I hate complicated graphs and translating dots, asterisk and funny squiggles into colors; four – and much the worst, I hate the interminable putting down of one color and picking up the other whenever the pattern demands it – sometimes every second stitch. But my children were equally determined to have ski sweaters! So I beat my brains out and licked all four difficulties, evolving a Norwegian garment which was the envy of the sixth grade; and now I make such sweaters in all sizes for my growing-up family.”

“Per tutta la mia vita, mi ero determinata di non fare – in nessuna forma o sembianza – un maglione da sci norvegese e avevo, secondo me, quattro motivi eccellenti per non farlo: uno – odio lavorare a rovescio; due – odio torcere i filati insieme con ogni cambio di colore; tre – odio chart complicate e il dover tradurre in colori, punti, asterischi e scarabocchi vari; quattro – il peggiore tra tutti, odio il processo interminabile di lasciare un colore per prenderne un altro ogni volta che il modello me lo comanda – a volte ogni seconda maglia. Ma i miei figli erano ugualmente determinati ad avere un maglione da sci! Quindi mi sono scervellata e ho battuto tutti e quattro le difficoltà, sviluppando un capo norvegese che è diventato l’invidia di tutti i compagni della prima media di mia figlia; e ora produco tali maglioni in ogni taglia per i miei figli in crescita.”.

A questo punto, EZ spiega punto per punto come ha risolto i quattro dubbi che la fermavano davanti al maglione norvegese perché, anche se lei non voleva fare quei maglioni, i suoi figli li volevano portare a tutti costi!

  • Primo punto: come evitare di dover lavorare a rovescio? Lavorare in tondo usando dei ferri circolari – uno più lungo per il corpo e uno più corto per le maniche – per creare un tubo che diventerà il corpo del maglione. E qui spende qualche parola anche sullo “steeking” ossia, tagliare il tubo che hai lavorato per inserire le maniche.
  • Secondo punto: come evitare di dover torcere insieme i filati quando si cambia colore nel motivo a due o più colori? Scegliere motivi che non usano più di cinque maglie consecutive in un colore, così i segmenti di filato portato sul dietro del lavoro saranno più corti, così evitando che le dita vengono intrappolate tra i fili indossando il maglione . Dice che un vantaggio collaterale è un tessuto “doppio” e quindi più caldo.
  • Terzo punto: come eliminare grafici complicati che ci costringono a cambiare filato troppo spesso? Alternare delle fasce di motivi alti lavorati su 8 o 9 giri con motivi meno alti lavorati su tre giri. Suggerisce di recitare delle “filastrocche” che inventi per ricordare l’ordine dei colori nei motivi. Per esempio: 3 maglie chiare, 3 scure, 3 chiare, SCURA; 3 maglie chiare, 3 scure, 3 chiare, SCURA oppure CHIARA 1, 2, 3, 4, 5 – scura, scura, chiara, scura, scura; CHIARA 1, 2, 3, 4, 5 – scura, scura, chiara, scura, scura,
  • Quarto punto: come evitare di dover costantemente lasciare un colore per riprendere l’altro? Qui ci spiega che ci sono due modi per lavorare a maglia: il cosiddetto metodo Inglese e quello Continentale. Ci ammonisce a imparare a lavorare in entrambi i modi, così possiamo tenere in una mano un colore e nell’altro l’altro colore… senza dover lasciare e prendere i filati, ma solo “gettare” un colore con la destra o “pick” un colore con la sinistra.

Ma non ero affascinata solo dal suo stile letterario! Leggendo le istruzioni per il maglione, ho scoperto che suo primo modello pubblicato – contro di tutto quello che sappiamo del sistema EPS – era lavorato dal collo all’orlo, ossia “top-down”.  Inizia il corpo del maglione dal collo e finisce con l’orlo, e lo stesso vale per le maniche!

Se mi conoscete anche un po’ da quel che scrivo, sapete che sono molto curiosa! E quindi ho cercato questo maglione tra i modelli di EZ. Le mie fatiche non erano in vano!

 

Tra gli Spun Out nella mia collezione EZ, ho trovato il #44, una ristampa del *Wool-Gathering #59, pubblicato nel 1998 per celebrare il 40° anniversario dell’attività di vendita per corrispondenza che poi è diventato Schoolhouse Press.  Nella newsleanniversarytter, Meg parla del maglione del 1958 e com’è tornato alla luce durante una visita l’anno primo. Vedendo quel vecchio maglione, si è ricordato di averne fatto uno per il figlio, Cully, nel 1989 e che era ora di fargli un altro.  Detto, fatto! Nel 1998 illustra il Norwegian Pullover à la Meg (una mia licenza poetica!). E qui, vince il metodo bottom-up che noi associamo sia a Meg sia a sua madre!  

a destra: Wool Gathering 59 anniversary issue

Spero di non avervi tediato troppo, anzi – spero di aver stuzzicato la vostra curiosità e che andrete in cerca del filato perfetto nei colori perfetti per fare un Norwegian Sweater usando il metodo che più ti piace… perché la Grande Dame della maglia ti direbbe che non esiste un modo corretto or scorretto per lavorare a maglia!

“There is no right way to knit; there is no wrong way to knit. So if anybody kindly tells you that what you are doing is wrong, don’t take umbrage; they mean well. Smile submissively, and listen, keeping your disagreement on an entirely mental level. They may be right, in this particular case, and even if not, they may drop off pieces of information which will come in very handy if you file them away carefully in your brain for future reference.” Elizabeth Zimmermann in Knitting without Tears, p. 52

Non c’è un modo corretto di lavorare a maglia; non c’è un modo scorretto di lavorare a maglia. Quindi se qualcuno ti dice – gentilmente – che lo stai facendo in modo sbagliato, non ti offendere; le loro intenzioni sono buone. Sorridi, con rassegnazione, e ascolta, tenendo per te il tuo disaccordo. Potrebbero avere ragione, in questo caso particolare, e anche se non fosse vero, potrebbero fornirti con dei trucchetti che ti torneranno utili, quindi archiviarli mentalmente per un uso futuro.”.

DLM – 2 aprile 2016

*Disponibile come Norwegian Snow Flurry SPP72 sul sito della Schoolhouse Press

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